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BUONE PROSECUZIONI

Due mesi fa vi abbiamo raccontato in un articolo la storia di tre ragazzi di strada che lo scorso gennaio sono partiti dalla casa d'accoglienza Ndako ya Bandeko per provare ad iniziare una nuova vita indipendente. Da allora si sono susseguiti diversi avvenimenti, con velocità tale da impedirci di tenervi aggiornati.
Una foto di Dieu Merci dell'anno scorso, quando stava iniziando ad appassionarsi alla scultura.
Dieu Merci, che aveva iniziato un apprendistato presso uno scultore Rwandese, ci ha sottoposto una sua preoccupazione: solo i bianchi si possono permettere di acquistare le sculture e gli altri oggetti; quando voi non sarete più qui, con che mi guadagnerò da vivere? Il ragionamento non manca né di lungimiranza né di fondamento, il turismo in Congo é praticamente nullo, ma abbiamo cercato di porre le basi per tranquillizzare il nostro amico: é iniziata la pubblicità sul sito  trovare nuovi canali di diffusione, ed allo stesso tempo stiamo cercando di trovare sbocchi di vendita in Congo. Ora sapete qualcosa di più su chi aiuterete facendo piccoli acquisti o dando la disponibilità per diffondere i nostri oggetti.
Un'altra perplessità non ci aveva mai lasciato del tutto: dagli ambienti vivaci e popolosi di Bandeko, dove nonostante i mille problemi si ricevono attenzioni quotidiane ed un indirizzo educativo, i ragazzi si erano trovati improvvisamente soli. Una condizione per un certo senso desiderabile per loro, ma quante volte saranno rientrati stanchi dal lavoro, senza voglia di cucinarsi la cena? Cosa si dicevano in quei momenti poco incoraggianti, senza nessuno con cui confrontarsi che non fosse un loro pari? Lo avremmo scoperto poco dopo.
Intervenne infatti uno dei tanti luoghi comuni che rende difficili, ma non impossibili, i rapporti tra gli occidentali ed il resto del mondo. I tre ragazzi si erano fatti l'idea piuttosto singolare dell'autonomia loro prospettata: pensavano che non avrebbero dovuto più preoccuparsi di altro, avremmo sopperito ad ogni loro bisogno e realizzato ogni loro idea. Accanto a questo emergeva un'altra realtà: il menage domestico non era facile per i tre ragazzi, che forse non sapevano gestire al meglio le risorse a disposizione. Ciò ha fatto sì che quando si stava avvicinando per loro il momento di iniziare a partecipare attivamente alle loro spese domestiche, di fatto hanno invece chiesto un aumento del contributo loro destinato. Fino ad arrivare ad affermare che intendevano interrompere i loro studi per aprire tre rispettive attività in proprio, che ovviamente sarebbero state opportunamente finanziate da noi.
Jordan con il proprio maître e tutta l'equipe con cui sta facendo l'apprendistato.
Non sono state settimane semplici, ogni proposito operativo sembrava ostacolato da problemi di comunicazione e diversità di intenti. Il fattore umano arricchiva ogni aspetto di questo confronto, ma il timore di "aver fallito" non ci ha mai abbandonato del tutto, e la notizia che Rodh era scomparso dalla casa senza avvertire nessuno non ha certo migliorato le cose. Cercare di trasmettere ai due ragazzi rimasti l'immagine corretta della situazione, di certo meno paradisiaca di quella che si  erano costruiti, rischiava di trasformarci da benefattori in oppositori; mentre la nostra speranza era di diventare onesti interlocutori. Abbiamo cercato di condividere con loro un'idea d'indipendenza legata alla capacità di guadagnarsi da vivere e non dover chiedere niente a nessuno; per dare un riscontro immediato alle nostre parole li abbiamo messi di fronte alla realtà dei fatti, e nella fattispecie alla limitatezza delle risorse disponibili per il loro sostentamento. Erano disposti ad impegnarsi in prima persona con noi per il loro avvenire?
La loro risposta é stata diversa da tutte quelle che avremmo potuto immaginare. Hanno rintracciato i loro famigliari, che per varie ragioni non erano nelle condizioni di aiutarli, e confrontandosi con loro sono giunti ad una nuova proposta: ricevendo il denaro destinato ai ragazzi, i famigliari avrebbero potuto intraprendere una piccola attività economica per sostenere Jordan e Dieu Merci, che avrebbero continuato il loro apprendistato. Bastano pochi mesi di volontariato in Congo per divenire smaliziati (o cinici?) e pensare subito che tanta buona volontà fosse dovuta all'allettante prospettiva di un piccolo tesoro. Ma quale finale più desiderabile se non che i ragazzi tornassero alle famiglie d'origine? E di tutte le famiglie che ci chiedono sostegno (e sulle quali si possono nutrire gli stessi dubbi), quali aiutare se non quelle di ragazzi che si conoscono e che stanno uscendo da un periodo difficile? Si tratta sicuramente di un'ulteriore scommessa, ma abbiamo già avuto occasione di sottolineare come la certezza non sia di casa, qui... Questa non é una buona ragione per cui, avendo preso le necessarie precauzioni, si rinunci ad operare.
Non si tratta di un lieto fine, quindi, ma piuttosto un lieto proseguimento lungo un percorso ancora lungo, ancora da seguire, ma non per questo privo di speranza. Vi terremo informati.
scritto da Ilic il 20/06/07 - 10:28:04

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[Ultimo aggiornamento: 10:19 - 17/07/2007]